Il progetto di teatro L'isola che non c'è. Peter Pan e i terribili pirati svolto presso l'associazione Millepiedi da agosto 2014 a maggio 2015 si è concluso con la messa in scena dello spettacolo presentato il 9 maggio 2015 al teatro comunale di Civezzano.

Il teatro cerca e trova le possibilità infinite d'inventare un nuovo linguaggio che sia in grado di sottolineare la bellezza, la poesia e l'intensità creativa, annichilite nella quotidianità della condizione di diversità.
Il percorso teatrale è stato l'evoluzione di un primo laboratorio in conclusione del quale è andato in scena "Peter Pan e l'osteria all'immortacci" di fronte ad un pubblico intimo di familiari e amici.
L'incontro con i giovani volontari in questo secondo percorso è stato prezioso sia per l'intensa relazione che si è creata nel gruppo che per la possibilità di una messa in scena che fosse in grado di privilegiare le potenzialità e le possibilità creative di tutti.
La sfida è stata quella di partire dal materiale che avevamo già, che conoscevamo e che ci era ormai familiare, togliendo e inserendo ruoli e testo nuovi. Lavorare ancora su Peter pan non ha significato abbassare gli stimoli ma approffondire sviluppando. E' stata un'esperienza difficile all'inizio perchè per ognuno trasformare qualcosa che aveva già preso corpo era come perdere un pezzo del proprio personaggio e quindi di se stesso, ma poi sempre più emozionante e stimolante perchè cresceva qualcosa di nuovo a cui tutti appartenevamo. Man mano che le scene si trasformavano ognuno si rimpossessava della sua sicurezza imparando nuovi movimenti, nuove battute e divertendosi con gli altri. I temi dell'amicizia, della lotta, dell'amore, della fantasia e del gioco vengono rivisitati in forma poetica, il mondo del male e il mondo del bene, "i pirati della notte oscura" e i "folletti dell'aurora" interagiscono lasciando lo spettatore con il giudizio sospeso.
Lo spettacolo diventa esperienza anche per lo spettatore che si abitua a vedere le cose trasformarsi e a non irrigidirsi su stereotipi che immobilizzano la persona disabile nei limiti che l'occhio con pregiudizio riconosce e incasella.
Si tratta di alimentare la vita con il teatro e il teatro con la vita.

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