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© 2019 MULTIVERSOteatro - Pierluigi Cattani Faggion
Spettacolo scritto da Angela Dematté, di e con Michela Embriaco

“devo far veloce a passare questo bosco prima che qualcuno vada nella latrina e veda le sbarre divelte e i lenzuoli e le corde e dia l’allarme in tutto il manicomio perché lui è lì che mi aspetta con il cuore che batte…”

E’ la notte tra il 15 e il 16 luglio 1935. Ida Dalser, appena fuggita dal manicomio, da sola, di notte, percorre la strada che da Pergine Valsugana arriva alla casa di sua sorella, a Sopramonte, piccola frazione di Trento. Come in una fiaba nera, attraversa un bosco e tesse il suo finale grandioso: a casa della sorella troverà il suo amore, Benito Mussolini, che la salverà. Così devono finire le storie. In un flusso di coscienza che procede senza pause ripercorre la sua vita e immagina una realtà parallela, molto lontana da quella che la porterà alla morte da lì a un paio d’anni.
Ida Dalser, considerata la prima moglie di Benito Mussolini, fu fatta internare da lui - e dal regime - in manicomio, dove morirà nel 1937. Come mai una donna affermata come lei, che da Sopramonte arriva ad aprire un importante centro estetico a Milano, vende tutto per amore di Mussolini? Cosa vede in quest’uomo per sacrificare tutto a lui e perché molte donne hanno il desiderio di trovare un uomo in cui annientarsi? Da dove arriva questo desiderio?
Quella con la Dalser è una storia emblematica del rapporto di Mussolini con le donne: per Mirella Serri (Mussolini ha fatto tanto per le donne) è nel fascismo che si trova la radice di quel maschilismo di Stato che ancora oggi continua a condizionarci. "Mussolini aveva sviluppato un'ostilità antifemminile che declinò in leggi e divieti. Gli stereotipi di genere imposti come stile di vita nel Ventennio si affermano come modelli difficili a morire, destinati a segnare la storia del Novecento e a influenzare persino gli anni 2000.”
Drammaturgia: Angela Dematté
Regia: Michela Embrìaco
Con: Michela Embrìaco
Scenografie e costume: Giusi Campisi
Progetto sartoriale: Lea Lausch GelZun
Partitura luci: Mariano de Tassis
Musiche originali: Adele Pardi e Stefano Artini
Sound Design: Stefano Artini
Visual art e fotografia: Pierluigi Cattani Faggion
Tecnica: Luca Brun
Durata: 60 minuti
Spettacolo realizzato in collaborazione con il Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento, in coproduzione con PACTA dei Teatri Salone via Dini,Milano, con il sostegno finanziario della Provincia Autonoma di Trento e in partnership con la Fondazione Museo Storico del Trentino.
Chiara Palumbo, Brainstorming Culturale, Dalser. La Mussolina: la riduzione al silenzio.
[...] Con ‘Dalser’, Angela Demattè – dopo “Margherita Sarfatti”, torna a occuparsi, con un testo elegante e ben calibrato, delle donne che hanno reso Mussolini un’icona, di chi ha alimentato e dato forma al potere di cui lui ha furbamente approfittato. Lo fa affidando un ritratto empatico, mai banalizzante, a un’intensa Michela Embrìaco, che pure conserva nella sua interpretazione un’efficace misura, ben calata nell’atmosfera sospesa di una favola nera in cui l’attraversamento del bosco del manicomio di Pergine si fa quello di una psiche, di un tempo, e del carico di tutte le narrazioni che, dalla notte dei tempi, hanno scritto per le donne sempre lo stesso ruolo. VAI ALL'ARTICOLO COMPLETO...
Manuela Composti, CiranoPost, Vita e morte della prima moglie di Benito Mussolini: la schiacciante testimonianza di un'accusa senza redenzione.
[...] Potere catartico del teatro. Michela Embrìaco ha dato un volto ed una voce ad una martire, creata da quella stessa società che poi l’ha eliminata come uno scarto inutile e fastidioso. E’ stata una guerriera. Ha lottato, ha perso, onore a lei! Ida Dalser è una sorella per tutte noi, cammina in mezzo a noi poiché è dentro di noi. Dobbiamo imparare ogni giorno ad imitarla e allo stesso tempo a combatterla. Esaltando le luci e tenendo a bada le ombre dell’essere donna. Lo spettacolo è un pugno allo stomaco. La scenografia scarna ed essenziale suggerisce al tempo stesso la cella del manicomio e il bosco, ultimo testimone muto attraverso il quale Dalser fugge. [...] Nessuno può uscire uguale a come è entrato in teatro questa sera. Se non hai capito, sei in malafede e non hai alibi. VAI ALL'ARTICOLO COMPLETO...
